Come ben sa chi frequenta i nostri lunedì sera, c’è un grande pittore che ormai è presenza fissa a Galactus Ciampino: Stefan Mrdak Raznatovic, meglio noto come Tupavko! Modellista esperto e grande appassionato di tutti gli universi Games Workshop Stefan non solo è molto capace a dipingere e scolpire ma anche una persona disposta a condividere con gli altri la sua arte. In questa intervista ripercorriamo la sua storia hobbistica mentre diamo un’occhiata ad alcuni dei suoi lavori più o meno recenti e cerchiamo di estrapolargli qualche trucco del mestiere!
(PS: se volete vedere altri lavori di Stefan vi consigliamo la sua pagina Facebook, Tupavko’s Madness. Ha promesso che d’ora in avanti posterà aggiornamenti con più regolarità…)
Ciao Stefan! Parlaci un po’ di te: da quanto tempo pratichi l’hobby? Quale è stato il tuo primo modello?
Salve! Diciamo che il mio ingresso nell’hobby è stato graduale. Da piccolo mi piacevano il modellismo storico, carri, aerei, camion della Seconda Guerra Mondiale. Il primo contatto reale con il mondo Games Workshop, quello che ha piantato il seme dell’hobby in me fu l’incontro con il White Dwarf: era il 1996, ero in gita con la scuola in Francia, e il numero in questione è il 196, quello con il Nano Sventratore in copertina. Mi ricordo che ho aperto quella rivista e nonostante non sapessi cosa fosse ne di cosa trattasse, la comprai e mi si aprì un mondo, anche se per possedere le prime miniature ho dovuto aspettare un’annetto circa.
Nel 1997 mi sono trasferito a Roma con la famiglia, e qui mio padre per caso trovo un negozio che vendeva prodotti GW, siccome sapeva che erano “mostriciattoli” che potenzialmente mi piacevano mi ci portò, e li per la prima mi ritrovai con una miniatura in mano: era un bellissimo troll di pietra, che credo di possedere ancora.
Sei sicuramente un grande scultore, e molti tuoi lavori presentano grandi parti completamente costruite da zero. Come hai fatto a raggiungere un tale livello di precisione?
Più o meno da quando mi conosco ho avuto inclinazioni “artistoidi”, disegnavo, costruivo diorami e plastici in legno, e cose cosi. Poi ad un certo punto una decina di anni fa, già hobbista e giocatore di Warhammer, capi che saper dipingere miniature non mi bastava. Volevo personalizzare i miei modelli oltre il livello del semplice “kitbash”. Cosi venni a scoprire dell’esistenza della Materia Verde (in un White Dwarf tra l’altro) e feci di tutto per procurarmela. All’inizio facevo piccole cose, pellicce, capelli, barbe, mantelli, ma ogni passo successivo era più “spavaldo” fino ad affrontare la scultura di un modello intero.
Va detto anche che sicuramente la mia carriera accademica, e la mia professione hanno contribuito notevolmente, magari non tanto nell’esecuzione effettiva, quando nell’approccio, e nel saper concepire un progetto, il che secondo me rimane una cosa fondamentale in tutti i processi creativi.
Quindi non c’è un vero e proprio percorso, è stata più una serie di passi, tutt’altro che veloci che poco a poco mi hanno portato al livello a cui mi trovo adesso, ma che sono certo si evolverà ulteriormente.
Guardando i tuoi lavori è chiaro che prediligi gli universi narrativi Games Workshop. Quali sono secondo te i maggiori punti di forza dell’azienda inglese?
Non è del tutto vero, non li prediligo, sono gli unici che riconosco. Possiamo dire tranquillamente che sono un fanboy a tutti gli effetti, non ho mai collezionato altri modelli oltre a quelli GW, per quanto comunque mi tengo aggiornato e mi guardo intorno anche per capire come e quanto gli stili di pittura e scultura si evolvono.
La GW, nel corso degli anni, ci abituato ad un’atteggiamento che definirei altalenante, dal top del top fino al livello più becero immaginabile. Però diciamo che nel mio caso, piuttosto che soffermarmi sul sentimento del momento, quindi gioie e dolori dell’ultimo armybook o codex, della bellezza piuttosto che la bruttezza dell’ultimo modello uscito, io ho sempre preferito giudicarla nell’insieme. Che ci piaccia o no, la GW è stata la creatrice di questo hobby, e nel corso degli anni ha saputo evolversi ed adattarsi ai tempi, a volte meglio, a volte peggio, ma dopo 30 anni sta ancora qua, già di per se ritengo questo una cosa estremamente lodevole, senza tra l’altro rinunciare mai a una sua identità, credo che questo sia il suo segreto.
Parlando più prettamente di cose che interessano a noi “hobbisti”, penso che la sua forza stia proprio li, dove è sempre stata: nelle grandi intuizioni dei “padri nobili” dei Warhammer, e di coloro che nel corso degli anni hanno saputo valorizzarlo ulteriormente. Parlo di idee brillanti come il setting immaginato da John Blanche, le Power Armor pensate da Goodwyn, il Fantasy Barocco di Adrian Smith, o grandi elaborazioni scultoree eseguite da Brian Nelson. La GW alla fine è il risultato di un modo abile di fare impresa, basato sul lavoro di grandi artisti, e grandi appassionati, e questo vuol dire tanto.
Dove trai l’ispirazione per i tuoi lavori? Film, libri, fumetti etc ispirano o preferisci creare idee interamente originali?
Le mie creazioni sono interamente originali, nel senso che le copio in modo originale dalla vita di tutti i giorni. É un po’ come fare un piatto: la novità, o meglio l’originalità non è nel usare o meglio inventare un nuovo ortaggio, ma bensì è nel mescolar la carota, il sedano e la cipolla in un concetto nuovo che non si ottenga il solito soffritto.
Se dovessi riassumere il mio processo creativo direi che sicuramente io parto dall’impressione che voglio dare: feroce, austero, solenne ecc… Insomma un’impressione, un concetto, da li pesco nella mia mente elementi di film, letteratura, ma soprattutto architettura e storia che possono legarsi bene a quel concetto iniziale. Dopo di che le cose dopo un po iniziano a venire da se, per questo non faccio neanche gli schizzi preparatori. Un tempo, una persona saggia (ma non ricordo chi) mi disse, nel design non bisogna mai innamorarsi di un’immagine: ti preclude a tutte quelle infinite soluzioni che potrebbero essere migliori semplicemente perché si è deciso di amare un’immagine.
Molti esperti modellisti trascurano o evitano completamente l’aspetto ludico dell’hobby, tu invece sei anche un avido giocatore. Come concili la necessaria ricerca di competitività dei tornei con le tue esigenze da modellista?
É come chiedermi come faccio a respirare e far battere il cuore insieme. Semplicemente ritengo che il collezionismo, la pittura, la scultura e il gioco siano inseparabili. Nella mia concezione di questo hobby, un modello per quanto bello e dipinto perfettamente, deve poter reggere lo stress del gioco giocato, altrimenti è “valida” al 50%.
Detto molto onestamente, e nel modo più infantile che c’è, non posso pensare di investire 30 o più ore tra scultura e pittura di un modello per poi tenerlo in una vetrina. dopo tutta quella fatica, come ogni bambino che si rispetti io ci voglio giocare. E’ questo il punto, i miei modelli non nascono sotto una spinta di “voglia di virtuosismo”, di eccellenza, o di chissà quale riconoscimento, ma per una volontà prettamente ludica: io voglio giocare il Dark Mechanicum, piuttosto che un’orda deforme di Morghur.
Il passo successivo, cioè la partecipazione ai tornei poi, è abbastanza immediato. Non dico di essere un fanatico, ma un po’ di sano agonismo mi piace, ma anche in questo caso la spinta a vincere è mitigata dal mio gusto estetico e quindi se una cosa mi piace anche se scarsa io magari la metto, o se forte ma mi fa ribrezzo magari non la metto. Insomma si potrebbe dire che il mio gusto e la mia competitività si auto-bilanciano tra di loro.
In tanti anni di hobby avrai visto centinaia di modelli, alcuni meravigliosi ed altri meno. Quale è il tuo modello preferito in assoluto? Quale quello che invece proprio non digerisci?
Beh, questa è una domanda da un milione di euro direi. Diciamo che posso dirti quelli che sono i più “importanti” per me. A livello generale, cioè di modello più rappresentativo e meglio eseguito io ci metto sempre il vecchio Archaon su Dorghar cavallo demoniaco. Un modello che racchiude 5 millenni di storia dell’arte tutta li, non per nulla eseguito dal mio scultore preferito, Brian Nelson. Archaon senza essere immenso ne’ eccessivo esprime tutto quello che un modello del genere deve racchiudere: potenza, arroganza, maestosità ecc… Semplicemente perfetto, come un altro modello di Nelson che devo citare: il Lord of Plagues. Semplice, potente, brutale. Uno dei modelli che a livello di concept mi fanno più impazzire, perché concettualmente semplicissimi eppure super evocativi. Se parliamo poi di modelli che esteticamente mi piacciono di più, ci metterei sicuramente il nuovo Grande Immondo che richiama perfettamente i disegni di Wayne England (e torniamo al discorso dei “padri nobili”), il nuovo Signore del Mutamento, il buon vecchio Be’Lakor e Gorthor su carro, che mi fece innamorare degli Uominibestia.
Per quanto riguarda invece modelli che non digerisco proprio, diciamo che sono veramente pochi, e sopratutto legati ad Age of Sigmar. Uno su tutti che non sopporto concettualmente è il nuovo Archaon! Di per se non è un modello brutto, o che ritengo fatto male, ma non è, e non sarà mai Archaon. Se si fosse chiamato Ciruzzo O Sfacimm’ , oppure Er Mejo de’ Otto Regni, sarebbe stato pure un modello caruccio, ma cosi è semplicemente una farsa, per non parlare del suo titolo: Gran Maresciallo! Per tutti gli dei del Caos è ignobile, principalmente perché dietro al concept del nuovo Archaon non c’era una riflessione artistica come quella che portò al modello di Nelson, ma bensì una sindrome da manga: più grosso, più teste, più spuntoni, da sicuramente un risultato più potente e cattivo. NO!
Poi è proverbialmente nota la mia avversione, per non dire odio, per i Fyreslayers. Penso che questi modelli, nella totalità della loro gamma siano un riuscitissimo esempio di come si possa rovinare materialmente un ottimo concept. L’idea di base è bella, nani di fuoco basati nell’estetica sui vecchi sventratori, ma poi la scultura è stata eseguita in modo pressapochista, basti pensare all’anatomia diciamo allegra, con muscoli messi un po cosi come il sale, quanto basta, oppure le barbe simmetriche, per non parlare della totale inesistenza di espressione su tutti i volti. Ancora oggi non riesco a capacitarmi come la GW, che oggi come oggi presenta standard altissimi di modelli, pensiamo ai Blightkings, agli Arcanites o le Daughters of Khaine, posso aver permesso che modelli cosi inadeguati possano finire sul mercato.
A volte, dipingendo una armata particolarmente grande e cercando di mantenere un buon livello è facile venga a mancare la motivazione. Tu come fai a mantenerti focalizzato sull’obiettivo?
É molto semplice: se un progetto lungo e difficile ti inizia ad annoiare, aggiungetene un’altro di eguale difficoltà. Io tendo a non essere molto ligio sulla dedizione ai singoli progetti. Scolpisco e dipingo molto, ma per mantenere lo standard alto, non solo di pittura, ma anche a livello di originalità, devo spaziare. Quindi essendo un drogato di modelli, e giocando attualmente a Warhammer 40.000, Horus Heresy, Age of Sigmar, Bloodbowl e Shadespire, diciamo che progetti impegnativi non mancano, ma proprio la loro vastità e varietà mi mantiene interessato: è praticamente impossibile che io dipinga due colori di base uguali due sere di fila.
Una delle caratteristiche della tua pittura è la grande pulizia e chiarezza dei colori. Usi l’aerografo? Pensi sia uno strumento fondamentale?
La pulizia è tutto. Come ben sai a tutti quelli che iniziano a dipingere e chiedono consigli, la prima cosa che dico è: intanto impara a stendere i colori di base in modo pulito dopo di che tutto il resto è facile. Sorprendentemente io non uso l’aerografo. Beh, ogni tanto imbroglio e stendo qualche colore con l’aerografo, ma solo sui veicoli, su modelli organici preferisco il pennello, la stesura a mano mi permette di prendere confidenza con il modello di capire che elementi ci sono, e di pensare a come affrontare gli stadi successivi.
Sicuramente è uno strumento interessante, che consiglierei si, ma spesso se ne travisa il senso, finendo per essere una scusante per armate brutte, perché “che ce vo’? Ce do ‘a base co’ o spraye, e poi daje de aerografo a 45°”
Hai partecipato a gare e competizioni? Quale è stata finora la tua maggiore soddisfazione in campo modellistico?
Ho partecipato al Golden Daemon, e a qualche competizione on-line GW, cosi come alcune indipendenti. A livello di competizione però preferisco i tornei, sono meno stressanti con le scadenze delle competizioni pittoriche, e spesso l’ambiente è migliore il che è tutto dire.
A livello di soddisfazioni, beh ogni nuovo modello che faccio è per me la mia maggiore soddisfazione, almeno fino a quando la mia follia non mi obblighi a farne uno nuovo. Se dovesi scegliere un momento simbolico è stato quando ricevetti complimenti “importanti”, da uno dei miei idoli: sua divina maestà John Blanche!
Cosa consigli a chi vuole migliorare la propria scultura e pittura?
Diciamo che a livello teorico, il primo passo è sicuramente studiare. Che si tratti della teoria dei colori per chi dipinge, piuttosto che dell’anatomia per chi scolpisce, lo studio rimane la base di un buon lavoro. Senza le conoscenze è molto più difficile raggiungere determinati risultati. Detto ciò io penso che ognuno di noi poi ha un suo percorso che lo porta ad un livello che si ritiene adeguato, ma una cosa che posso dire che è universale è la pazienza. Questo non è un hobby da “ora e subito”, ma bensì un’hobby che a prescindere quale aspetto di esso vi interessa di più ma impiega tempo: assemblare modelli è lento e fastidioso, dipingerli porta tempo, persino giocare ruba ore ed ore, quindi la pazienza è fondamentale.
Se parliamo poi di cose pratiche, io trovo che dipingere o scolpire in gruppo sia estremamente importante, soprattutto per chi è alle prime armi. Avere con chi condividere l’hobby mantiene il morale alto quando si arriva al 37° scheletro uguale ai precedenti, ma aiuta anche a dipingere quei maledetti occhietti senza che il nostro comandante marine sembri uscito da un cartone giapponese. In gruppo si socializza, si condividono idee, ma soprattutto si impara, anche senza un vero e proprio maestro, perché ci si scambia esperienze e magari chi avrà dipinto più rosso avrà scoperto che le ombre si fanno con il verde (provare per credere!), oppure chi ama l’aspetto cupo sui propri modelli avrà scoperto l’utilità dell’Incubi Darkness.
Grazie mille Stefan e ancora complimenti! Se volete saperne di più e dipingere insieme a questo grande modellista, vi aspettiamo ogni lunedì sera a Galactus Ciampino per gli appuntamenti con la Tupavko’s Madness!

