Salve a tutti, sono Stefano Di Pietro, una nuova recluta al galactus, ambiente che a me e miei storici compagni di macchina piace da sempre, perché il livello dei giocatori è molto alto, ma il clima è sempre amichevole e divertente.
Quando io ed i miei amici abbiamo deciso di partecipare seriamente alla Kingdom Modern, non sapevo bene con che mazzo partecipare, non avevamo idea di che meta locale aspettarci, anche perché è da qualche tempo che il meta del modern non è più definito con chiarezza.
L’unica certezza è che malgrado un tier riconosciuto sia UW control, c’è una fortissima presenza di mazzi che cercano di prendere un vantaggio enorme nei primi tre turni dopo aver risolto un paio di spell chiave (ad esempio BR Hollow One con Burning Inquiry e Goblin Lore, Trono con Expedition Map, Dredge con Faithless Looting, Hardened Affinity con Hardened Scales, etc).
E’ per questo motivo che ho deciso di montare un mazzo la cui lista gira nei meandri di internet da qualche anno ormai, e che malgrado abbia una race molto veloce riesce ad avere molti elementi di permission proprio nei primi tre turni, ormai diventati fondamentali.
[d title=”RUG Aggro
by Stefano Di Pietro (Top8)”]
Main
4 Tarmogoyf
4 Delver of Secrets
3 Snapcaster Mage
2 Hooting Mandrils
1 Vendilion Clique
4 Disrupting Shoal
2 Stubborn Denial
4 Remand
2 Simic Charm
1 Vapor Snag
4 Lightning Bolt
1 Tarfire
4 Serum Vision
2 Opt
4 Mishra’s Bauble
1 Spell Snare
3 Misty Rainforest
1 Scalding Tarn
2 Flooded Strand
2 Wooded Foothills
2 Steam Vents
1 Breeding Pool
1 Stomping Ground
1 Spirebluff Canal
1 Botanical Sanctum
1 Island
1 Mountain
1 Forest
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Questa versione cerca di copiare le liste Canadian del legacy non riuscendoci troppo bene, ma comunque riesce a disorientare i giocatori di mazzi veloci con creature molto grandi molto presto, spesso evasive, come Hooting Mandrills e Delver of Secrets, e nel mentre minare i piani malvagi dell’avversario con Disrupting shoal e Stubborn denial.
La logica dietro a Disrupting Shoal e anche a Remand è che si, magari l’avversario potrà avere anche vantaggio carte, ma se non ha il tempo di giocarle perché sta morendo, questo vantaggio è abbastanza irrilevante.
Menare è meglio di counterare, e Rafiki qui accanto è d’accordo con me.
Leggendo la lista potete notare altre carte che non vedono molto gioco da tempo oltre le Shoal: ad esempio il Simic charm, carta tuttofare, che sembra fare tutto un po’ male, e che dai giocatori dell’archetipo venne inserita le prime volte come un buon pitch a 2 per lo Shoal.
In questo mazzo però si rivela atomica, fa tutto ciò che il mazzo vuole: non ci fa morire le creature, che è la nostra paura maggiore, spiana la strada ai nostri attaccanti e li fa menare per più danni, insomma, tutto ciò che ci interessa; spesso e volentieri ho preferito pitchare uno Snapcaster Mage al suo posto, e non me ne sono mai pentito.
Altra menzione d’onore va alla Mishra’s bauble che oltre a far crescere Tarmogoyf ci aiuta a flippare il Delver of Secrets: in Eot avversaria, controlliamo cosa abbiamo sopra il mazzo, nel caso la carta in questione non fosse instant o sorcery, impiliamo prima l’innescata del Delver e poi quella della bolla, in modo che quest’ultima risolva per prima e pescheremo una carta prima del check di Delver, per avere una seconda chance per flippare il nostro amico pelato, e permettergli di portare morte e distruzione in giro.
Andiamo a vedere la side adesso, premetto che non è definitiva, e che la sto sviluppando (così come la main) mano mano che gioco, anche grazie ai consigli che ricevo dagli avversari durante i tornei (grazie a tutti!).
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Sideboard
1 Alpine Moon
1 Ancient Grudge
2 Ceremonious Rejection
2 Dispel
2 Risk Factor
1 Izzet Staticaster
1 Grim Lavamancer
3 Surgical Extraction
1 Anger of the Gods
1 Abrade
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Come potete notare è abbastanza standard, e i side-in sono abbastanza scontati, considerando che sono carte molto selettive, tranne forse Risk Factor, nuova aggiunta da Guilds of Ravnica, che entra contro i match up più d’attrito, ovvero BGx e UWx, dove riuscire a fare 8 danni con una singola carta ci ridà quell’ appiglio per riuscire a strappare una vittoria altrimenti molto difficile.
I side-out possono essere difficili, ma generalmente tendo a levare gli Shoal se sono on the play, i Remand se sono on the draw.
Parlando di Match up
Il mazzo è costruito per avere un ottimo piano contro i combo e gli aggro che necessitano di passare per delle spell chiave prima di impostare una race, e in generale quei mazzi che hanno una densità di removal bassa.
Sto parlando di Tron, Scapeshift, Dredge, Hollow One, Hardened Affinity, Storm e Ad Nauseam.
Questo non significa però che la partita sia facile o l’esito molto in nostro favore, perché bisogna rosicchiare le vite del nostro avversario cercando di tenerlo a bada con le nostre “soft-permission”. Ma è impossibile cercare di controllare fino in fondo le giocate del nostro avversario, quindi possiamo trovarci in situazioni scomode.
Il mazzo si comporta bene anche contro gli aggro più “classici”, dove l’accoppiata Tarmogoyf e Bolt riesce a stabilizzare le race in maniera sostanziale, e abbiamo partite contro Humans e Bant Spirits molto equilibrate e divertenti da giocare.
Purtroppo il deck soffre contro i mazzi Control e Midrange, che hanno una densità di removal molto alta rispetto a quella dei nostri threat. Siamo costretti a giocare con calma per counterare i removal e spesso la partita arriva a quel punto in cui si è talmente avanti con il game dove la qualità delle carte che gioca il nostro avversario è troppo più alta delle nostre.
Siamo costretti a giocare in pieno stile tempo, sfruttando la nostra curva di mana, molto meno costosa rispetto a quella dell’avversario, senza avere paura di svuotarci la mano, il nostro focus principale rimane avere delle creature sul board e un clock in corso, non un vantaggio carte in mano.
“Tra i mandrilli, nessuno può sentirti urlare, perché loro urlano più forte.”
Detto questo non vedo l’ora che ci sia la terza tappa della kingdom per rigiocare “RUG Coraggio” (nome geniale inventato da Flavio) e sperare che i pelati flippino; ci vediamo lì!
Stefano Di Pietro