La stagione Team ormai è alle porte e Galactus vi propone un prezioso articolo di Jacopo Bartollini con qualche consiglio su come affrontare al meglio questo particolare e divertente formato!


È il primo di gennaio e nei pochi giorni di ferie che mi sono preso ho pensato bene di ammalarmi. Così ho tutto ciò che mi serve: carta, penna, tempo e l’influenza. Le condizioni sono ottimali per scrivere l’articolo che il caro Mattia mi ha commissionato.
Ma circa cosa dovrei scrivere esattamente? Circa Magic, mi pare ovvio.
Dopotutto gioco a Magic da quando ero alle elementari e, con ormai più di venti anni di esperienza alle spalle, devo ammettere che questo gioco ha contribuito molto a formare la persona che sono oggi e ancora rappresenta una parte importante della mia vita.
Ma cosa ha di tanto speciale questo gioco? Se dovessero farmi questa domanda, risponderei:

“Magic unisce le persone!”

Immaginate di essere su un volo intercontinentale, non conoscete il vostro vicino di posto, ma ad un tratto vedete che lui estrae un deckbox dallo zaino e si mette a sistemare le carte di Magic al suo interno. In un istante siete passati dall’ignorare un passeggero qualunque sul vostro volo a poter condividere esperienze, opinioni e racconti con un altro giocatore seduto accanto a voi.
Ogni volta che per qualche ragione mi sono trasferito in una città nuova (l’università, l’Erasmus, il lavoro) la prima cosa che ho fatto è sempre stata informarmi su dove si giocasse a Magic, su dove si riunisse quella comunità mondiale di cui sento di far parte e, da lì, iniziare a costruire il mio giro di frequentazioni.
Quando (quasi) ogni domenica mattina si percorrevano centinaia di chilometri inseguendo il sogno della qualificazione al Pro Tour, c’era l’occasione di conoscere altri appassionati di Magic, provenienti da tutte le regioni d’Italia, sfidandoli come avversari al tavolo. Ma l’avversario è diverso dal nemico che si combatte con ogni mezzo. L’avversario è colui con cui ci si misura e dal quale si impara, per migliorare insieme, perché solo se il nostro avversario di domani sarà più forte, allora potremo esserlo anche noi.
Con alcuni avversari in particolare si finisce per provare una certa affinità (come la Frogmite) e si diventa “amici di Magic”, scambiandosi tech e consigli, testando e viaggiando insieme verso il prossimo torneo. Tra questi, infine, ci sarà qualcuno con il quale si crea l’occasione di condividere esperienze più personali, che esulano dalle carte, divenendo così “amici nella vita”.

Tutto molto bello, ma qual’è il tema centrale di questo articolo? I tornei di Magic a squadre.
Il 2018 segna il 25mo anniversario del nostro gioco preferito e alla Wotc hanno deciso di celebrarlo dando ampio spazio ai tornei team nel calendario di eventi competitivi internazionali.
Perciò avremo non solo molteplici Grand Prix team, ma persino un Pro Tour team constructed, con relativi RPTQ nello stesso formato.
Se c’è una cosa più divertente di giocare a Magic, è farlo con i nostri migliori amici a fianco!
Per non parlare del fatto che fare top4 ai GP team del 2018 varrà a tutta la squadra la qualificazione al Pro Tour team, permettendo di condividere quella che è l’esperienza più significativa del Magic competitivo.
Lo scorso novembre ho avuto il piacere (e chiaramente il c**o!) di fare top4 al GP Lione, team limited di Ixalan, giocando insieme a due dei miei più cari amici, Eli e Corrado. Durante il corso del torneo abbiamo affrontato squadre composte da giocatori professionisti di fama internazionale, su tutti il team di Ken Yukuhiro, Tomoharu Saito e Jérémy Dezani .
In un qualsiasi altro contesto, trovarmi a fissare dall’altra parte del tavolo un avversario con varie PT top8 alla cintura mi avrebbe scoraggiato o, quantomeno, fatto provare la pressione dell’underdog, quella volta, invece, ho sentito di non essere solo e sapevo che le mie capacità individuali erano amplificate dalla sinergia che c’era tra me e i miei compagni di squadra (sapevo anche di avere infinite bombe nel mazzo, ma quelli sono dettagli…).
La partita decisiva del match, proprio contro Saito, è stata segnata da un suo attacco “avventato” che l’ha fatto cadere vittima del mio Settle the Wreckage e che ha deciso la nostra vittoria. Di fronte a quella che era stata, non tanto un errore, ma una scelta sub-ottimale da parte del giapponese, il suo compagno di squadra Dezani ha reagito in maniera dura, criticandolo aspramente e facendogli pesare l’errore in maniera esagerata.
Assistere a quella scena mi ha subito riportato alla mente il round precedente del torneo in corso, quando avevamo subito la nostra prima sconfitta a causa di un mio errore, poiché non avevo visto una linea di gioco che ci avrebbe quasi sicuramente portato alla vittoria. In quell’occasione, i miei compagni di squadra non se la sono presa con me ma, al contrario, mi hanno parlato in maniera positiva, sminuendo l’errore, in modo tale da aiutarmi a lasciarlo andare e a concentrarmi su ciò che contava davvero: la partita seguente.
Se c’è una lezione che il GP team mi ha insegnato è stata l’importanza di fare squadra non (solo) con giocatori che riteniamo forti a Magic, ma con degli amici “nella vita”, con i quali condividiamo esperienze e legami anche al di fuori delle amate figurine.

Jacopo Bartollini

Da sinistra verso destra: Corrado De Sio, Jacopo Bartollini (autore dell’articolo) e Eli Gammaitoni dopo Top4 al GP Lyon 2017.